Strategie per il futuro utili a moltiplicare risorse e creare miglioramento sociale: le conclusioni del IV Lang Philanthropy Day

Intitolato “Strategie di investimento sociale per una filantropia d’impatto” è stato il quarto evento dedicato agli strumenti di intervento che nascono dalle donazioni di aziende e privati. 

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Concentrare i contributi privati in progetti integrati e farne un moltiplicatore per mobilitare energie e risorse: per rendere la filantropia strategica un vero motore di miglioramento sociale. È questo uno dei temi principali affrontati durante la quarta edizionedel Lang Philanthropy Day che si è svolta oggi a Palazzo Clerici. Un’iniziativa, come sempre ideata da Fondazione Lang Italia, che è ormai diventata un appuntamento emblematico a livello nazionale ed internazionale per filantropi, manager di fondazioni e di imprese attive nella comunità. «In questa quarta edizione abbiamo voluto cogliere la sfida delle strategie – spiega Lucia Martina, Segretario Generale Fondazione Lang Italia – quindi come si può avere impatto sociale utilizzando le donazioni e gli investimenti sociali, quindi i patrimoni. Ci spostiamo quindi su un livello strategico dove rimane comunque al centro l’impatto sociale delle azioni. E presentiamo i risultati di misurazione effettuati attraverso lo strumento tecnico dello Sroi (Social return on investment): in particolare quelli della Fondazione Sacra Famiglia, da cui si ricava come ogni euro donato alla Fondazione per alcuni progetti generi un valore aggiunto per la comunità che permette di assolvere a determinati bisogni sociali».

La sessione plenaria
Il IVLang Philanthropy Day ha visto la presenza di un panel internazionale con interventi dei principali player operanti nella filantropia strategica nelle due sessioni della giornata.

Alla sessione plenaria mattutina aperta da Tiziano Tazzi (Presidente della Fondazione Lang Italia) hanno partecipato diversi ospiti, tra cui Giacomo Boesso, Professore Associato di Economia Aziendale presso l’Università di Padova. Boesso ha presentato i risultati della recentissima ricerca scientifica “Indagine sulla governance delle Fondazioni italiane” che ha coinvolto 144 amministratori di fondazioni nell’investigare quale governance delle azioni filantropiche sia in grado di creare più impatto sociale. Nel corso del suo intervento, Boesso ha definito una delle sfide di sintesi per la filantropia strategica: «Esistono oggi approcci e modelli diversi in ambito filantropico: dallo stile di Adriano Olivetti, portatore di una filantropia illuminata e armonica che coinvolgeva i lavoratori della sua stessa azienda a quella strategica e scientifica, sull’esempio di Andrew Carnegie che ha finanziato, tra le altre iniziative, un programma per l’istituzione di oltre 2500 biblioteche negli Usa. È la differenza tra l’approccio statunitense alla filantropia, molto deterministico, e quello europeo, più improntato alla solidarietà». Boesso ha poi specificato: «I soggetti al vertice delle nostre Fondazioni sono disposti a sperimentare soluzioni d’intervento sociale anche innovative e rischiose, che possano diventare un modello per altri attori pubblici e privati. Inoltre si sentono pronti ad erogare servizi di welfare privato, ove necessario, acconsentendo ad un uso abbastanza utilitaristico delle proprie prerogative istituzionali, ma senza derogare su specifici elementi solidaristici che fanno parte della tradizione italiana».

Alla sessione della mattina, le cui conclusioni sono state riassunte dal Segretario Generale Lucia Martina, hanno partecipato ospiti internazionali come Zoran Puljic,Founder e Director della Mozaik Foundation (Bosnia-Erzegovina); Christine Rhomberg, Managing Director della Hilti Foundation (Liechtenstein) e Raphaela Tončić-Sorinj, Head dell’Ashoka Visionary Program (Austria). Nella plenaria è intervenuto Andrea Silvestri,Direttore Generale della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo. Silvestri ha definito le sfide per le fondazioni di origine bancaria oggi in Italia: diventare catalizzatori per generare “collective impact” in un momento storico in cui alcune istituzioni pubbliche hanno meno risorse e quindi subiscono un ruolo depotenziato nella fornitura dei servizi tradizionalmente ad appannaggio del welfare pubblico: «Le Fondazioni bancarie – spiega Silvestri – anche per il venir meno di enti pubblici che prima potevano svolgere questo ruolo come le province, devono assumere il ruolo di catalizzatore di interventi dalla programmazione strategica per lo sviluppo del territorio ai servizi di welfare, alle iniziative in campo culturale ed educativo creando sinergie efficaci tra tutti gli attori coinvolti in questi processi di miglioramento sociale».

Alla plenaria mattutina ha preso parte anche Andrea Cingoli, Amministratore Delegato di Banca Esperia: la boutique di Private Banking di Mediobanca e Banca Mediolanum è il Main Sponsor della quarta edizione del Lang Philanthropy Day. «Abbiamo confermato con entusiasmo la partnership con Fondazione Lang – ha commentato Cingoli – perché aumenta sempre di più la consapevolezza dell’importanza che le iniziative filantropiche rivestono nella quotidianità delle famiglie italiane che detengono grandi patrimoni. Banca Esperia, che si propone come consulente di queste famiglie per l’ottimizzazione del loro patrimonio sia finanziario sia corporate, continua nello sviluppo di un servizio di advisory specializzata anche per l’implementazione delle iniziative a supporto del sociale. Il tutto in un’ottica di evoluzione del modello di filantropia tradizionale, prevalentemente incentrato sulla donazione, al fine di sostenere i progetti nel tempo e raggiungere un equilibrio ottimale tra profitto e impatto sociale».

Le sessioni del pomeriggio
Nel pomeriggio del IV Lang Philanthropy Daysi sono svolte due sessioni parallele:nel primo incontro sono stati presentati alcuni esempi gestionali concreti all’interno del panel intitolato: “La Filantropia come laboratorio di innovazione: Theory of Change di organizzazione, di progetto e valutazione d’impatto. Le case history”. Attraverso l’analisi di diversi casi nel settore italiano e internazionale, la sessione ha analizzato gli strumenti della Theory of Change (ToC) e delle valutazioni d’impatto per definire il modello attraverso il quale ogni operatore può definire la propria strategia d’intervento e valutarne l’efficacia al fine di produrre innovazioni di valore per la propria comunità di riferimento e in generale per la società. La ToC viene oggi adottata dalle maggiori organizzazioni grant-making per guidare e valutare la propria azione. Per inquadrare il fenomeno, basti considerare come la ToC orienti le scelte della Bill & Melinda Gates Foundation, della Gordon and Betty Moore Foundation, e della Children’s Investment Fund Foundation – che insieme gestiscono un patrimonio complessivo di $54,3 miliardi(pari al 65% degli asset delle prime dieci fondazioni private al mondo presiedute da UHNWI) – e di sei delle prime dieci fondazioni statunitensi per volume di erogazione (oltre alle già citate Gates Foundation e Moore Foundation: Ford Foundation, Hewlett Foundation, Kellogg Foundation, MacArthur Foundation) per un totale di circa $5,1 miliardi erogati nel 2014. Ma questo processo di diffusione non è limitato al fronte erogativo della filantropia privata: oltre agli innumerevoli casi sul lato grant-seeking, negli ultimi anni i governi, complice il contesto di crisi economica, hanno cominciato ad interessarsi all’applicazione della ToC per valutare l’efficacia dei propri programmi di sviluppo internazionale operati, ad esempio, da USAID, Nazioni Unite e Banca Mondiale.

In questo panel pomeridiano sono intervenuti come relatori Don Vincenzo Barbante,Presidente della Fondazione Sacra Famiglia; Paolo Palmerini, Direttore del Centro Italiano Aiuti all’Infanzia; Fernando Rueda Koster, Strategic Partnership Europe della Fundaciòn Avina cilena, e Cecilia Plicco, Program Manager NEST della Chiesi Foundation. Proprio la Chiesi Foundation ha applicato la ToC per lavorare su un progetto volto a ridurre la mortalità neonatale in alcuni Paesi africani e disegnare un quadro di intervento attraverso l’impiego di strumenti internazionalmente condivisi.

La seconda sessione parallela del pomeriggio è stata intitolata: “Strutturare il proprio disegno d’intervento a favore della comunità. Strategia e governance per rispondere alle dinamiche di aziende e famiglie” e ha trattato della duplice ottica della filantropia strategica: da un lato quella della famiglia, dove i membri sono educati su questioni legate a successioni, preservazione del patrimonio, prosieguo dei valori e impegno sociale. Dall’altro la prospettiva del business,in cui la filantropia diventa un asset per sviluppare il proprio network, le proprie competenze, il proprio capitale reputazionale. A questo panel sono intervenuti: Daniela Montemerlo, Professore di Strategia delle Aziende Familiari presso l’Università Bocconi e dell’Insubria; Goffredo Modena, Fondatore e Presidente della Fondazione Mission Bambini; Giuseppina Antognini, Fondatrice e Presidente della Fondazione Alberto Pasquinelli e Andrea Pernigo, Imprenditore e Consigliere della Fondazione Just Italia.

 

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Agenzia PressPlay
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