Una filantropia organizzata professionalmente per rispondere alle disuguaglianze economiche

In un pianeta dove le 62 persone più ricche possiedono le stesse risorse della metà più povera della popolazione mondiale, la filantropia strategica deve puntare su modelli sempre più efficaci per ottenere un impatto sociale sostenibile e duraturo.

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Milano, 19 ottobre 2016 – Un mondo dove sono ancora forti le disuguaglianze economiche e nel quale le situazioni di povertà e disagio, in particolare in Italia, sono distribuite secondo dinamiche nuove dal punto di vista sociale e anagrafico. Un contesto che richiede interventi pianificati e mirati e nel quale la filantropia privata può assumere un ruolo sempre più determinante, soprattutto se saprà darsi modelli di gestione professionali. È questa la fotografia che emerge dall’elaborazione del Centro Studi Fondazione Lang Italia su dati provenienti da Banca d’Italia, BNP Paribas, Ariadne-European Funders for social change and human rights, Istat, Caritas e Oxfam.

I giovani pagano lo squilibrio della ricchezza
Per comprendere gli attuali squilibri nella distribuzione della ricchezza internazionale, basti pensare che, secondo rilevamenti di fine 2015, le 62 persone più ricche del mondo possiedono lo stesso ammontare di risorse della metà più povera degli abitanti del pianeta e che l’1% più abbiente ha maggiori fondi del restante 99%. Una situazione di disparità sulla quale ha influito anche la crisi economica degli ultimi anni, con le conseguenti ripercussioni sul mondo del lavoro, sia dal punto di vista della disoccupazione che di quello della diffusione di forme di impiego precarie.

In Italia sono 1.582.000 famiglie (pari a 4,6 milioni di persone) a vivere in uno stato di povertà assoluta, con una significativa novità rispetto alle dinamiche generazionali tradizionali del nostro Paese. Queste situazioni di difficoltà crescono infatti col diminuire dell’età, colpendo in particolare i giovani e attestandosi al 10,2% nella fascia di popolazione compresa tra i 18 e i 34 anni e all’8,1% tra i 35 e i 44, fino a scendere fino al 4% tra gli ultra 65enni. Tutto ciò in linea anche con un reddito disponibile pro capite che, dopo essere cresciuto del 75% tra il 1977 e il 2006, ha visto diminuire di circa un quarto tale aumento dal 2007 al 2014.

Le risorse private e gli investimenti filantropici
Queste tendenze negative possono essere affrontate unendo ad adeguate politiche pubbliche l’azione dei filantropi privati, che a livello europeo si dicono disposti nel 26% dei casi a destinare a cause benefiche almeno un terzo del loro patrimonio (fanno meglio solo gli Stati Uniti con il 33%). A spingere questi benefattori del Vecchio Continente è soprattutto il “senso del dovere” (52%) e la loro principale area d’intervento è quella della salute (63%).   

Un impegno alla base del quale vi è quindi una forte spinta valoriale, ma sempre più accompagnata dalla consapevolezza che solo organizzandosi secondo criteri professionali è possibile ottenere risultati duraturi e sostenibili. Una necessità ben presente anche in Italia dove si calcola che circa il 60% della Fondazioni private non abbia uno staff di professionisti.

E proprio la ricerca del metodo migliore per guidare la filantropia verso risultati più efficaci e di maggiore impatto sociale è alla base della ricerca “Indagine sulla governance delle Fondazioni italiane”, che ha coinvolto 144 amministratori di queste realtà filantropiche e sarà presentata nel corso del IV Lang Philanthropy Day. Tale studio ha evidenziato come le opzioni di governance ritenute più adatte  allo sviluppo del settore sono quelle in grado di qualificare le Fondazioni come filantropi più sofisticati rispetto ai singoli donatori individuali, che prevedano un’attività di pianificazione in grado di far diventare l’erogazione delle risorse parte integrante di una più complessa progettualità sociale. Una strategia che veda consiglieri e amministratori attivi sul territorio pronti a supportare la partecipazione civile di altri soggetti privati e che garantisca la concreta possibilità di valutare in maniera consapevole l’impatto degli interventi finanziati. 

«I soggetti al vertice delle nostre Fondazioni – sintetizza Giacomo Boesso, Professore Associato di Economia Aziendale presso l’Università di Padova e curatore dello studio realizzato in collaborazione con Acri, Assifero e Centro Studi Lang sulla Filantropia Strategica – sono disposti a sperimentare soluzioni d’intervento sociale anche innovative e rischiose, che possano diventare un modello per altri attori pubblici e privati. Inoltre si sentono pronti ad erogare servizi di welfare privato, ove necessario, acconsentendo ad un uso abbastanza utilitaristico delle proprie prerogative istituzionali, ma senza derogare su specifici elementi solidaristici che fanno parte della tradizione italiana».

«Come Centro Studi Lang sulla filantropia – sottolinea Lucia Martina, Segretario Generale di Fondazione Lang Italia – siamo convinti del ruolo strategico che la filantropia può assumere sia a favore della comunità sia per rispondere ad esigenze di business e di dinamiche familiari. E questa quarta edizione del Lang Philanthropy Day affronterà tali tematiche nelle tre sessioni della giornata».

Questo sarà infatti uno degli argomenti di discussione del IV Lang Philanthropy Day, ideato anche quest’anno da Fondazione Lang Italia e che avrà Banca Esperia, la boutique di Private Banking di Mediobanca e Mediolanum, come main sponsor. Un evento che si terrà il prossimo 25 ottobre a Milano presso Palazzo Clerici, dalle 10 alle 16, e che è diventato un punto di riferimento nel settore a livello italiano e internazionale e riunisce  filantropi e manager di fondazioni e di imprese attive nella comunità.

Il programma
Il IV Lang Philanthropy Day vedrà la presenza di un panel internazionale con interventi dei principali player operanti nella filantropia strategica nelle tre sessioni della giornata.

Nella sessione plenaria mattutina (ore 10-12.45, Sala Pirelli, Palazzo Clerici), che sarà aperta da Tiziano Tazzi (Presidente della Fondazione Lang Italia), parteciperanno diversi ospiti tra cui, oltre al già citato Professor Giacomo Boesso, anche Zoran Puljic, Founder e Director della Mozaik Foundation (Bosnia-Erzegovina), Christine Rhomberg, Managing Director della Hilti Foundation (Liechtenstein) e Raphaela Tončić-Sorinj, Head dell’Ashoka Visionary Program (Austria). Gli altri interventi nella plenaria saranno di Andrea Silvestri, Direttore Generale della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo e Andrea Cingoli, Amministratore Delegato di Banca Esperia. A riassumere le conclusioni di questo primo appuntamento della giornata sarà il Segretario Generale di Fondazione Lang Italia, Lucia Martina.

Nel pomeriggio del IV Lang Philanthropy Day si svolgeranno due sessioni parallele  (entrambe dalle 14 alle 16 all’interno di Palazzo Clerici). Il primo incontro, all’interno della Sala Pirelli, si occuperà di casi di misurazione di impatto sociale e Theory of Change all’interno del panel intitolato “La Filantropia come laboratorio di innovazione: Theory of Change di organizzazione, di progetto e valutazione d’impatto. Le case history”. La seconda sessione, che si terrà presso la Galleria del Tiepolo di Palazzo Clerici, sarà incentrata invece sulla Family Philanthropy nel panel “Strutturare il proprio disegno d’intervento a favore della comunità. Strategia e governance per rispondere alle dinamiche di aziende e famiglie”. 

Per accreditarsi al IV Lang Philanthropy Day
Segreteria Organizzativa Fondazione Lang Italia (philanthropyday@fondazionelangitalia.it) – 02-36635131

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Agenzia PressPlay
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